COMUNICATO STAMPA I 31 Marzo 2009
Misure straordinarie e soprattutto urgenti per rilanciare il settore edile. Sul Piano Casa il Governo ha incontrato la dura opposizione delle Regioni che, per la stragrande maggioranza, avevano inizialmente bocciato il decreto legge nella sua bozza originaria, sia per i possibili conflitti di competenza che ne sarebbero derivati, sia perché avrebbe privato di fatto i Comuni della possibilità di “proteggere” alcune aree da indiscriminati aumenti di cubatura. L’interesse suscitato dal Piano Casa anche in termini di ricadute occupazionali, comunque, ha portato ad un accordo sancito ufficialmente nella Conferenza Unificata Stato – Regioni del Primo Aprile scorso. L’esecutivo ha tenuto conto delle istanze delle istituzioni locali, attente a legalità e costituzionalità, ed alla fine il Piano ha assunto la forma di una legge quadro (cui faranno seguito specifiche norme regionali) e di un decreto legge “light”, da promulgare in questi giorni, contenente semplificazioni come l’estensione della denuncia di inizio attività (DIA) e l’eliminazione della licenza.
Le Regioni hanno puntato al miglioramento della qualità degli edifici attraverso la demolizione degli immobili obsoleti ed all’incremento delle prestazioni energetiche, statiche ed impiantistiche. Il Nuovo Piano, comunque, riguarda solo immobili e residenze nella forma di ville e villette uni e bifamiliari, escludendo quindi per il momento i condomini.
Due i punti principali tralasciati nell’accordo di massima: la questione dell’housing sociale di cui il testo non fa menzione in attesa di una programmazione futura; e l’esclusione dagli aumenti di cubatura degli edifici non residenziali. Quest’ultimo punto viene in verità delegato alla normativa regionale, permettendo alle regioni di reinserire nelle norme ad-hoc gli aumenti di cubatura per immobili a destinazione industriale e commerciale. Questa decisione ha suscitato le critiche dell’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili) perché potrebbe generare disomogeneità e interventi a macchia di leopardo.
Si tratta in ogni caso, anche per il settore finestra, di una buona spinta propulsiva visto che l’aumento delle cubature dovrebbe tradursi in un aumento del numero di finestre (i tecnici ne hanno calcolate due in media per ogni ristrutturazione) ed in un incremento dei metri quadri adibiti a verande e superfici vetrate. Naturalmente tutti gli interventi dovranno essere realizzati con serramenti che rispettino le normative sul risparmio energetico attualmente in vigore, in accordo con la norma sulla detraibilità del 55%.
Ma vediamo punto per punto, le misure più importanti del Piano Casa:
- AMPLIAMENTO degli edifici esistenti. I comuni possono autorizzare l'ampliamento delle villette uni e bifamiliari nei limiti del 20% del volume con la possibilità per molte regioni di superare i limiti previsti dall’accordo.
- DEMOLIZIONE e RICOSTRUZIONE. Il patrimonio edilizio esistente potrà essere sostituito e rinnovato attraverso la sua completa demolizione e ricostruzione, purché si tratti di edifici che necessitino adeguamenti ai nuovi standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza, senza cambiarne la destinazione.
- PREMIO DI CUBATURA. I comuni possono autorizzare l’abbattimento e la ricostruzione, anche su area diversa purché a ciò destinata dagli strumenti urbanistici, con interventi che prevedano aumenti di cubatura fino al 35%, nel caso di utilizzo di tecniche costruttive di bioedilizia o ricorso alle energie rinnovabili.
- SCONTI FISCALI. In caso di ampliamento si prevede una riduzione del 20% sugli oneri di costruzione. Lo sconto aumenta fino al 50% in caso di edificio o unità immobiliare destinata a prima abitazione del richiedente o di un parente o affine entro il terzo grado di parentela. Il contributo dovuto in caso di demolizione e ricostruzione, invece, viene ulteriormente ridotto del 50% in caso di edificio o unità destinati a prima abitazione.
Cresce quindi l’attesa per l’emanazione delle norme regionali, in quanto gli enti locali potranno superare i parametri dell’accordo, approvando interventi su villette a schiera e parti comuni dei condomini nel rispetto della compatibilità architettonica ed estetica .
Tutti gli interventi, naturalmente, dovranno essere realizzati nel rispetto delle norme di tutela dei beni culturali e paesaggistici e sono subordinati al rilascio del permesso di costruire. L'autorizzazione non potrà riguardare fabbricati ultimati dopo il 31 dicembre 2008 e dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2010. Non potrà essere effettuato, inoltre, nessun intervento di ampliamento sui fabbricati abusivi soggetti all'obbligo di demolizione o sugli edifici che sorgono in aree demaniali o comunque vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge.
Ufficio Stampa MASTER
Accessori per serramenti progettati per durare
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